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Metal Gear Solid V The Phantom Pain

Il dolore fantasma non è quello del braccio perduto di Snake, ma quello per un possibile capolavoro amputato del suo finale a causa della diatriba tra Konami e Hideo Kojima.

Il primo videogioco della serie Metal Gear approda nel 1987 su piattaforme 8-bit MSX, Nintendo e Commodore64 aggirando le evidenti limitazioni hardware per reinventare lo sparatutto con visuale dall’alto in un genere nuovo e completamente diverso. Al comando della recluta Solid Snake dovremo infiltrarci nella base mercenaria di Outer Heaven per liberare il nostro compagno Gray Fox e sconfiggere il perfido capo rivoluzionario Big Boss prima che attivi una nuova arma mobile per il lancio di testate nucleari. Erano anni semplici, in cui noi videogiocatori come bravi soldatini non ci ponevamo domande etiche, un mercenario con un nome ed un aspetto evidentemente malvagi minacciava di possedere armi nucleari e noi lo eliminavamo… semplice e cristallino.

Ma nel 1999 Hideo Kojima evolve il potenziale cinematografico del videogioco moderno portando su console Sony Playstation, Metal Gear Solid The Twin Snakes. Solid Snake torna in una nuova missione con meccaniche stealth riproposte ma elevate all’ennesima potenza da inquadrature tridimensionali immersive e narrazione potente.
Intrappolati in una corsa fratricida i due gemelli Solid e Liquid scopriranno di non essere persone reali ma cloni genetici creati in laboratorio utilizzando il DNA del più grande sodato di ogni epoca: Big Boss! Noi videogiocatori condividiamo con Solid Snake la scoperta di essere state solo marionette create con lo stesso volto e le stesse abilità di Big Boss, irredenti colpevoli di inconsapevole patricidio.

Anni dopo, Metal Gear Solid 3 Snake Eater è finalmente capolavoro e vertice angolare dell’intera saga. Ambientato nel 1964 introduce il nuovo protagonista della serie, l’originale Snake, padre genetico di Solid e Liquid e destinato nel futuro a divenire quel Big Boss nemesi del primissimo capitolo. In maniera identica a quanto fatto con Anakin Skywalker nei prequel di Star Wars, l’intera saga si evolve narrativamente in una doppia trilogia. The Twin Snakes ed i suoi seguiti (Sons of Liberty e Guns of the Patriots) proseguono nel presente la crociata di Solid Snake… mentre Snake Eater, Peace Walker e l’ultimo The Phantom Pain ci riportano sempre nel passato dello Snake originale condannato ad una spirale già scritta di trionfo e sconfitta.

Metal Gear Solid V The Phantom Pain è un gioco assolutamente superbo, l’ultimo della trilogia dedicata a Snake/Big Boss in cui saremo infine impegnati a costruire la nostra base operativa e reclutare quanti più mercenari possibili per fronteggiare e modellare un mondo ostile per la prima volta liberamente esplorabile. La nostra causa è ancora una volta giusta, ma il martirio è l’unica conclusione possibile. Ad attenderci alla fine di questo quinto capitolo non possiamo che trovare noi stessi alla guida di un nostro figlio/clone genetico più giovane, più veloce, migliore. Non solo Snake è invecchiato negli anni ma con lui anche noi videogiocatori… ammorbiditi da permissivi salvataggi e checkpoint, il videogioco moderno ci ha cullato anziché esortato a migliorare.
Nonostante tutti i soldati che possiamo recuperare e reclutare con l'ingegnoso sistema fulton, forse parallelamente Solid Snake ha già iniziato la sua missione di infiltrazione pazientemente nascosto in uno scatolone di cartone. E come siamo oggi, privati del giusto tasso di sfida da sparatutto insulsi ed autoproclamate avventure interattive, non possiamo assolutamente competere con noi stessi quando sfidavamo tenacemente Contra e Castlevania nel 1987.

Dopo aver dipinto un epilogo perfetto per Solid Snake nel quarto capitolo, Konami e Kojima con un gioco incompleto privano noi videogiocatori e Snake/Big Boss di quel finale epico promesso 11 anni prima con Snake Eater.
Spogliati sia del ruolo di eroi sia del ruolo di nemesi, la sconvolgente rivelazione nella penultima missione rivoluziona questo epilogo in un crocevia recitato da interpreti fantasma.

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