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shadow of the colossus

Shadow of the Colossus

La consacrazione del videogioco passa attraverso la sua decostruzione.
Seduti dinnanzi ad ottusa giuria di retrogadi moralisti, poniamo all’attenzione della corte Shadow of the Colossus come inconfutabile prova schiacciante della redenzione del videogioco come forma d’arte.

Un ispirata regia ci mostra l’arrivo di un giovane guerriero ad un sontuoso tempio monumentale. Porta in braccio una ragazza dalla bellezza indescrivibile, come porterebbe una sposa oltre la soglia di casa nel giorno del matrimonio. La mano ormai gelida di lei oscilla priva di vita, la testa ricurva all’indietro, bambolina strappata troppo presto ad una vita felice.

Minimalismo anche narrativo. Un patto viene stretto con antiche divinità: se uccideremo gli ultimi colossi che popolano queste lande ancestrali, la nostra amata avrà nuova vita e tornerà da noi.

Armati di una spada che innalzata al cielo risplende in direzione del più vicino colosso, esploriamo lande immense dagli orizzonti tristi. Agorafobia, mentre galoppiamo con rabbia in sella al destriero Agro, fedele simbiosi del protagonista ed unico sincero amico su cui poter contare.

L’equilibrio tra solitudine e meraviglia si spezza con l’ingresso in scena dei colossi. Alcuni di loro solcano i cieli come antichi draghi, altri dimorano nelle profondità oceaniche, la maggior parte solca le terra con la consapevolezza di divinità condannate all’estinzione.
La regia necessita ancora di rari virtuosismi per offrire un palcoscenico visivamente memorabile e conservare giocabilità sopraffina.
Ogni colosso rappresenta una storia diversa, che necessita di essere compresa prima di poterlo avvicinare ed insinuare. Level design e character design divengono tutt’uno nei 16 colossi che incarnano i 16 livelli da superare, pianificando i loro movimenti attraverso lo scenario, attirandone o depistandone l’attenzione e scalandoli fisicamente in cerca di appigli tra innesti naturali e sporgenze ossee.
Raggiungere determinati punti nevralgici vitali sul corpo del colosso e sferrare fendenti di lama forgiata per uccidere divinità, non porterà mai reale soddisfazione e senso di appagamento. Essi non hanno fatto mai nulla per minacciarci, reagiscono solo alla nostra fastidiosa presenza, siamo noi minuscoli patetici innamorati esseri umani a cercarli ed inseguirli con determinazione al genocidio.

“L'incontaminato altruismo di ICO si apre ad una introspettiva galoppata verso un finale che ci condanna alla tristezza, colpevoli di aver sacrificato sull'altare del desiderio degli uomini, gli ultimi di una razza antica come il tempo."

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